X. Erkizia e L. Rocca, Rumori di occhiali

Non si ode rumore di sciabole, ma sono rumore di occhiali. Nel passaggio dallo spazio percepito (la geo-struttura) allo spazio rappresentato (il geo-gramma) fino ad arrivare a plasmare un luogo in eterotopia non ci sono duelli, non si sparge sangue ma si gioca ad includere ed accogliere punti di vista diversi. Nel racconto dell’esperienza di sonorizzazione di alcune opere della collezione del MASI, si giustappongono più spazi che nella normalità sarebbero incompatibili al fine di rendere accessibili delle opere d’arte (figurative e astratte) a persone con disabilità visiva e trasformare così, attraverso l’esperienza, lo spazio in luogo. Nell’ultima parte Xabier Erkizia presenta un’utopia nel senso che ne dà Foucault (2010) un racconto tra narrazione e suoni attraverso il vostro corpo (il vostro udito, la vostra vista, le vostre emozioni) che avvicina al senso dell’esperienza non per renderla trasferibile, ma per riviverla in un luogo senza luogo, esattamente dove siete voi ora.

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